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da rete fissa per la ricerca sul recupero post-ictus

ICTUS: tutte le strategie per un recupero sempre più efficace

cartelloSOLO in Italia duecentomila persone sono colpite ogni anno da ictus cerebrale. L’80 per cento di nuovi casi e il 20 per cento di recidive. Oltre il 50 per cento convive con un handicap e dipende quasi esclusivamente dai propri familiari. C’è chi invece non sopravvive: ogni anno la malattia uccide 6 milioni di individui nel Mondo e 650mila in Europa. Il fattore tempo è decisivo quando si parla di ictus. Infatti, più minuti si perdono in presenza dei primi sintomi, più il cervello viene danneggiato. La prima criticità è il ritardo con cui si arriva al Pronto Soccorso. I sintomi dell’ictus – che nell’80 per cento dei casi è di tipo ischemico, dovuto cioè all’ostruzione di un’arteria con mancato afflusso di sangue al cervello, e solo nel rimanente 20 per cento di tipo emorragico, legato invece alla rottura di un’arteria cerebrale – compaiono improvvisamente, raggiungendo la massima gravità in pochi minuti.

Le Stroke Unit in Italia specializzate nell’affrontare l’ictus sono in tutto 168, l’80 per cento nel Centro-Nord. Il ricovero in un’unità super-specialistica può fare la differenza, in termini di danni cerebrali e di conseguente recupero. Fra quelli più diffusi, che devono agire come ‘campanello d’allarme’, l’improvvisa debolezza, intorpidimento del viso, del braccio o della gamba, difficoltà a parlare, a camminare, problemi alla vista, capogiri e mal di testa. Il risultato migliore si ottiene quando il paziente viene trattato entro 60 minuti; in ogni caso, l’arrivo in ospedale non dovrebbe superare le 4 ore e mezzo. Importante anche una buona prevenzione. È necessario fare i controlli sui fattori di rischio: misurazione della pressione arteriosa con uno strumento in grado di individuare aritmie cardiache e fibrillazione atriale, controllo della glicemia e del colesterolo.

Ma per chi è stato vittima dell’ictus, il futuro è ora meno oscuro di prima, grazie alla ricerca che ha prodotto nuove tecniche di riabilitazione e nuovi approcci terapeutici sui quali da tempo lavorano i ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, con risultati importanti. Il  progetto di ricerca interdisciplinare è volto a sviluppare approcci innovativi in grado di caratterizzare da un punto di vista funzionale il danno cerebrale conseguente ad ictus, individuando le strutture sopravvissute e a potenziare la funzione di queste stesse. Un lavoro realizzato attraverso tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva, nonché con l’ausilio di sistemi robotici e dispositivi connessi alla realtà virtuale. Fondamentale è l’acquisizione di macchinari e sistemi robotici per la riabilitazione della mano o dell’arto superiore.