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Mese: aprile 2017

Mettiamoci la firma.

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5x1000

La nostra Università beneficia da diversi anni del 5X1000 con cui finanzia l’interdisciplinarietà della ricerca in ambito medico, bioingegneristico e delle scienze della nutrizione, migliorando in generale il benessere della persona e dell’ambiente in cui vive. In particolare, i nostri ricercatori si sono posti l’obiettivo di trasformare in realtà il desiderio di “ridare vita agli anni”, puntando a traguardi sempre nuovi e sfidanti, convinti che la scienza possa contribuire a valorizzare la dignità di ogni persona in tutte le stagioni della vita. Pensiamo ad esempio agli anziani “bionici” che, grazie a nuove protesi, a tecniche sempre meno invasive, ad anestesie più a misura e all’uso intelligente delle staminali, riacquisiscono in pieno le proprie funzioni. Oppure al recupero post-ictus, fino ad oggi impensabile tramite tecniche endovascolari, stimolazioni transcraniche, macchine robotiche per l’allenamento motorio e terapie personalizzate. E ancora, all’elaborazione di strumenti sempre più sofisticati che permettono la diagnosi precoce dell’Alzheimer. E’ proprio di questi giorni la grande scoperta del nostro neurofisiologo Marcello D’Amelio, che coordina un team di ricerca sull’Alzheimer, pubblicata su Nature: l’origine del morbo non risiede nella parte del cervello legata alla memoria ma a quella deputata all’umore, e ciò apre ad una nuova frontiera per quanto concerne le possibili cure.
Ecco perché firmare nell’apposito riquadro dedicato alla Ricerca scientifica e dell’Università della sua Dichiarazione dei Redditi 2016, e divulgare questa opportunità tra i Vostri amici e parenti, significherà per la nostra realtà fare in concreto un altro passo in avanti.

 

L’eccellenza.

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Ricerca: Alzheimer, scoperti i meccanismi all’origine della malattia

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UCBM_nature_mediumLi rivela uno studio coordinato dal professor Marcello D’Amelio dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, appena pubblicato su Nature Communications: a causarla sarebbe la morte dei neuroni che formano l’area tegmentale ventrale, una delle principali zone del cervello in cui viene prodotta la dopamina. Quest’ultima è un neurotrasmettitore indispensabile per il buon funzionamento dell’ippocampo, struttura cerebrale da cui dipende la memoria.
Scoperto anche il legame tra l’assenza di dopamina e le disfunzioni del nucleo accumbens, area neuronale coinvolta nei disturbi della gratificazione e dell’umore. La depressione, quindi, non sarebbe conseguenza della patologia, ma un potenziale segnale della sua insorgenza.
Roma, 3 aprile 2017 – Non è nell’ippocampo, la struttura del sistema nervoso centrale primariamente coinvolta nelle funzioni della memoria, che va cercato il responsabile del morbo di Alzheimer: all’origine della malattia ci sarebbe, invece, la morte dell’area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per alcuni importanti meccanismi di comunicazione tra i neuroni. È la sorprendente scoperta compiuta da un’équipe di ricercatori coordinati dal professor Marcello D’Amelio, associato di Fisiologia Umana e Neurofisiologia presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Nature Communications e al quale hanno collaborato altri scienziati dei laboratori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, della Fondazione IRCCS Santa Lucia e del CNR di Roma, getta una luce nuova su questa grave patologia, che solo in Italia colpisce circa mezzo milione di persone oltre i 60 anni di età.                                                             

[Comunicato Stampa – UCBM]

Per approfondimenti:  http://www.unicampus.it/news-blog/46361-scoperti-meccanismi-all-origine-dell-Alzheimer