QUANDO TRA VOLONTARI NASCE UNA VERA AMICIZIA

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“Mi sono chiesta se sia un fatto ricorrente che fra volontari che operano nella stessa istituzione, oltre il proprio servizio sia scontata una successiva relazione di amicizia. Continuo l’interrogativo intimo, personale: nel mio caso è nata da subito o si è sviluppata poco per volta ? Per quali motivi? Come? Da che cosa è dipeso ? Forse ci sono anche altre domande ma saranno incluse nelle risposte che mi sono data e che mi hanno portata a manifestare questa esperienza, peraltro condivisa appunto con le volontarie con cui ora sono veramente amica. Premetto che ho frequentato il corso di volontariato promosso dal Policlinico Campus Bio-Medico nel 2014 e da subito ho iniziato a distribuire libri per la lettura ai malati nei vari piani di degenza. Trascorsi due anni di dialoghi simpatici e significativi con i singoli pazienti, uomini o donne, di età matura, ho sperimentato una pace e una libertà interiore notevoli che mi hanno facilitato la semplicità e la apertura verso l’altro. Quasi un desiderio di rispettare i due giorni prefissati per svolgere questo servizio, in un orario un pò vuoto dalle 12.00 alle 13.00. Nel 2016, al termine del nuovo corso chiede di affiancarmi Simonetta, per sperimentare questo approccio con i malati, con l’occasione di offrire uno strumento di lettura. Entrare, dialogare, uscire, commentare il reciproco comportamento, la collaborazione per ascoltare il desiderio del paziente o della paziente, ci ha portato gradualmente ad una chiarezza e spontaneità piena di fiducia reciproca che in vari momenti ci ha coinvolte nel raccontarci anche cose personali. La stima reciproca è nata dal desiderio che ognuna esprimesse se stessa, chi più sciolta nell’approccio, chi più competente nel documentare le caratteristiche di un autore, chi intuitiva nel cogliere lo stato d’animo del paziente che in attesa di un intervento conta solo i minuti e non trova sollievo con niente altro. Ecco le risposte ai quesiti iniziali. Stima, incoraggiamento, confidenza, un completarsi a vicenda. Succede a volte che una si assenti e si debba fare il giro da sole, che serva una penna, un blocchetto per scrivere i libri in prestito, sia utile valutare i libri che i pazienti regalano generosamente, fare ordine nella vetrina che li contiene, pulire il carrello e renderlo scorrevole senza fare rumore o richieda fatica spingerlo. Insomma tante cose diverse che spronano alla generosità. Ci si propone subito per procurare quello che serve, per dare continuità al servizio. Dopo un anno si aggiungono Daniela e Rossana. Stesso stile. Va da sè che ci si aiuta, anche in servizi che facilitano il raggiungimento del Campus. Daniela che abita in zona S.Pietro quando è stato necessario è passata da lungotevere delle armi, dove abito, per andare insieme al Campus. Due giorni la settimana, due persone insieme a volte contemporaneamente ci si ferma nella stessa stanza, a volte una delle due procede da sola e continua un percorso di conversazione con i pazienti che lo desiderano. Il covid-19 è stato un intruso spiacevole che ha interrotto il servizio ma il legame di amicizia è cresciuto. Io mi sono assentata per assistere una persona anziana di 93 anni e ho abitato con lei per tre mesi e mezzo. Totalmente disabile, con cecità e sordità al 95 per cento. Una mia scelta impegnativa, ma in linea con un volontariato che non mette limiti. La cosa bella è stata la reazione di ciascuna: favorevole, incoraggiante, di sostegno. Non hanno resistito: sono venute a trovarmi per stare insieme un pomeriggio, per conoscere questa signora di cui mi ero preso cura con due badanti. Un incontro veramente familiare, a cui ha partecipato anche lei. Disabile ma con una mente vivace, attenta, soddisfatta di vederci così unite. Dopo poco ha acconsentito a fare una fotografia con noi, e quando ci ha lasciato ci ha detto che “dovevamo mangiarci il Campus”. La nostra conversazione è continuata con tanti racconti di vita, con ottimismo, senza critiche sulla situazione attuale. Ci siamo lasciate con il desiderio di rivederci appena possibile. Volevamo aiutare in qualche modo il nuovo piano 0, ma proprio io ci sono entrata come paziente con il covid-19. Dieci giorni di cure antivirus, ben riuscite, così come il volontariato in stanza con la nonnina di 90 anni che necessitava di cura, di tenerezza. Ma sempre costante il sostegno delle altre volontarie. “Dai, ce la farai, sei forte”. Ora si riprende gradualmente. Ognuna ha con se la foto ricordo di un incontro tutte unite con una persona saggia.”
Anita Paoletto